Vatolla, l’antichissima “Viculus Vatulanus”, ha origini remote che si perdono nel tempo. I residui ancora evidenti di epoca romana; le iscrizioni marmoree relative ai primi secoli dell’Era Volgare riportate da storici come l’Antonini e il Carcia, anche se ora perdute e da altri storici annoverate tra le sospette; la tradizione orale la quale narra che la chiesa parrocchiale fu costruita su in tempio pagano, fanno ritenere, anche se manca ancora la conferma ufficiale della storia, che Vatolla esistesse già ai tempi dell’Impero e che sia uno dei paesi più antichi del Cilento.

La prima notizia, storicamente accertata, risale a un documento del 994 con il quale i principi longobardi di Salerno Giovanni e Guaimario donavano ad Andrea, abate del monastero di San Magno, terre, case, uomini e boschi. Tuttavia è da supporre che prima dell’anno Mille fosse già un piccolo borgo arroccato attorno al suo castello. La presenza di quest’ultimo infatti induce a credere che a Vatolla, nel primo periodo della dominazione longobarda (700-750) si sia insediata una “arimannia” cioè quella specie di guarnigione di confine caratteristica dell’ordinamento militare dei longobardi e che successivamente, essendo cessato il dominio bizantino nella zona di Agropoli e Maretima, si sia trasformata in “fara”, cioè nella forma abitativa civile che conciliava l’attività agricola con l’eventuale servizio armato. Il paese fu dunque uno di quei “castelli” longobardi che, nelle alterne vicende di due o tre secoli, furono più volte smobilitati e rifortificati assumendo o perdendo alternativamente i compiti strategici di avamposti nel complesso difensivo che interessò prima la capitale del Gastaldato, poi quella dell’Actus ed infine quella della Baronia.

Dal 1110 al 1350 passata ai Sanseverino, subì le sorti di questa nobile famiglia, nella buona e nell’avversa fortuna. Nel 1535 con la fellonia di Ferrante Sanseverino Vatolla, già dal tempo feudo della famiglia Griso, venne confiscata dalla corona e venduta ad Antonio Del Pezzo che 10 anni dopo la cedette ai Griso in cambio di Camella.

L’assetto urbanistico corrispondente a quello attuale si delinea solamente intorno al 1500, avendo conservato fino ad allora l’aspetto di un piccolo fortilizio. Questa deduzione nasce dalla forma caratteristicamente medievale del paese, dalla forma e costruzione di quelle poche abitazioni rimaste senza subire ristrutturazioni, dalla conformazione dei vicoli.

Tra il 1565 e il 1660 la famiglia Griso costruì il castello con le strutture attuali e venne iniziata nel 1619 la costruzione del convento. Con la morte nel 1660 di Antonio Griso, senza eredi, la Corte vendette il feudo di Vatolla a Giovanni Rocca i cui eredi lo tennero fino al 1767. Fu durante questo periodo, e precisamente tra il 1685 e il 1694, che soggiornò a Vatolla come precettore dei figli di Domenico Rocca, il giovane filosofo napoletano G.B.Vico. Nel 1767 l’ultima discendente dei Rocca, Giacinta, donò il feudo a suo cugino Francesco De Vargas Machiuca i cui eredi sono ancora proprietari di gran parte del territorio vatollese oltre che del magnifico castello.

Tratto da:

Vatolla nei suoi mille anni di storia 994-1994

Antonio Malandrino, Vatolla. Dalle origini al 1900, Agropoli (Sa)