| Storia |
Per qualche particolare...
Oltre ad immergersi nei suoi studi, il filosofo partecipa in qualche modo anche alla vita che si svolge nella corte baronale ed alle attività ad essa connesse.Il Vico nel 1693, il I ottobre, tiene a battesimo in Vatolla un bambino, certo Francesco Geronimo Boffo figlio di Francesco (maestro di canto) e nel 1690 è testimone in due atti notarili, insieme a due altri dipendenti dei Rocca, Antonio Magrino (maestro di ballo) e Francesco Maria Rossi. Nel 1695,l'8 aprile, è nominato in altri due atti come testimone, col titolo di dottore in Utroque, cioè laureato in tutti e due i diritti. Nel
1693 pubblica la canzone "Affetti di un disperato", d'ispirazione
lucreziana, perché preda di un amore non corrisposto per la giovane
discepola Giulia Rocca, figlia del Marchese, per la quale scriverà
nel 1695 anche un epitalamio per le sue nozze con Giulio Cesare
Mezzacane, Principe di Omignano.La passione non corrisposta per la
giovane fanciulla è stata, per alcuni studiosi, il motivo del
trasferimento del filosofo a Napoli ed anche perché il suo compito
ormai era finito. Già in Napoli nel 1701 ha ancora modo di interessarsi del suo allievo Saverio Rocca ma questa volta in modo drammatico e doloroso: il giovane era stato coinvolto nella congiura di Macchia. viene soffocata nel sangue la congiura detta della Macchia, promossa da nobili napoletani per trasformare il Regno di Napoli da provincia soggetta alla Spagna a Stato autonomo, governato da un figlio dell'Imperatore austriaco, ed il Vico la segue direttamente. Infatti egli analizza, da studioso, anche le vicende politiche e storiche a lui contemporanee, come questa stessa congiura
Avversato e criticato dai suoi contemporanei, Giambattista Vico, ha
sostenuto fermamente e sempre senza cedimento o dubbio che l'uomo,
come gli insegnano gli esperimenti, può conoscere a fondo solo
quelle cose di qui sa ricostruirne la genesi e la formazione: "verum
et factum convertuntur". Di questo mondo della storia come creazione
umana, realizzata dagli uomini nei secoli, si possono e si devono
cercare i principi costitutivi, le leggi che lo regolano. Il 23 gennaio 1744, nel cortile di un palazzo dei Gradini dei S.S.Apostoli, si rumoreggiava intorno alla bara di un professore dell'università della città. Il motivo del contendere, nato già la mattina da una discussione nella casa dell'estinto, era che, sia i professori dell'università che i componenti dell'Arciconfraternita di S.Sofia di cui il morto era sodale, si arrogavano il diritto di prevalere gli uni sugli altri, cioè reggere i fiocchi della coltre funeraria per poter camminare così in prima fila. Per questa insulsa lite i funerali che dovevano avvenire alle due del pomeriggio, alle quattro non erano ancora avviati poichè i confratelli, pensando forse di stancare i professori, arrivarono addirittura un pò dopo le quattro, ma visto che costoro erano sempre lì ripresero, in modo incivile, la loro protesta credendo di costringere i colleghi del morto a cedere il passo e ad andare avanti. E siccome poi ai confrati non andava bene nemmeno che al funerale partecipasse don Nicola Merola, amico e confessore del defunto, sproloquiando e proferendo minacce, spensero le candele e abbandonata la bara nel cortile se ne andarono. E così per i poveri familiari si aggiungeva dolore al dolore poichè si videro costretti a trasportare il corpo del defunto in casa e rimandare i funerali al giorno successivo. Ed il 24 gennaio, con la presenza dei professori, dei canonici della cattedrale e con gli onori di Conte Palatino, il funerale fu celebrato. Si chiudeva in questo modo la vita terrena di G.B.Vico, uno dei grandi ingegni dell'umanità.
Bibliografia:
Antonio Malandrino- Vatolla. Dalle origini al 1900 Approfondimenti su www.fondazionegbvico.org |
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