Storia

Confraternita "Maria SS. del Rosario", eretta nel 1874, oggi funzionante soprattutto per il pellegrinaggio del Venerdì Santo agli altari della Deposizione.

Canti

Foto:  anno 1980 --------  anno 2007

La Confraternita partecipa attivamente alla vita pubblica del paese partecipando alle processioni che si svolgono nel corso dell’anno, e svolgendo anche attività di volontariato. Il consiglio direttivo è l’organo supremo della Confraternita che viene rinnovato ogni tre anni mediante elezione da parte di tutti i confratelli iscritti.

L’ attuale consiglio direttivo della Confraternita Maria SS del Rosario è formato da:

  • ·        Priore: Malandrino Agostino

  • ·        I Vice Priore: Mutalipassi Nicola

  • ·        II Vice Priore: Malandrino Luigi

  • ·        Tesoriere: Roselli Guerrino

  • ·        Segretario: Contente Stefano

  • ·        Maestro di Cerimonia: Pecora Costabile

  • ·        Maestro di Cerimonia: Malandrino Carmine Nazario

 I giorni dell’anno in cui la confraternita svolge la processione per le vie del paese sono:

  • ·        Giorno di Venerdì Santo

  • ·        Giorno del Corpus Domini

  • ·        2 luglio:  Madonna delle Grazie

  • ·        15 agosto: Madonna dell’Assunta

  • ·        16 agosto: San Rocco

  • ·        Perdita di un confratello

La divisa, oltre al camice e cappuccio bianchi, è completata da un cingolo e da una mozzetta (corto mantello), colorati a seconda il titolo della confraternita. I colori di base sono quattro: il rosso per quelle intitolate al Corpo di Cristo o al Rosario; l'azzurro per quelle intitolate alla Madonna venerata sotto vari titoli; il marrone per quelle intitolate alla Madonna del Carmine e il nero per quelle intitolate al Monte dei Morti. La Confraternita di Vatolla essendo intitolata alla Madonna SS del Rosario indossa la mozzetta di color azzurro scuro.

Le insegne recano i colori della mozzetta e sul gonfalone, attaccato alla grande croce che nelle cerimonie apre sempre le due file dei cunfràti, è ricamata con fili d'oro e seta grezza o semplicemente dipinta su un ovale di tela, l'effigie del titolare, la scritta dell'intestazione ed a volte anche l'anno della fondazione.

Il priore, i confratelli che ricoprono cariche e i più anziani usano anche portare tutti un lungo bastone che un tempo, insieme al cingolo, era simbolo di umiltà e penitenza (ricordano i segni distintivi dei Penitenti del XII - XIII secolo); c’è da precisare che il bastone del priore  porta una piastra in bronzo dorato con l’effigie della Madonna SS del Rosario e le mozzette dei confratelli facenti parte del Consiglio Direttivo sono ornati con più fili di color oro e di maggiori dimensioni, a seconda della carica ricoperta.

VENERDI’ SANTO

Il momento più sentito del folklore religioso dei paesi del Cilento Antico, è il rituale del Venerdì Santo, praticato in particolare dalle congrèe (confraternite) degli stessi paesi; in esso si assomma l'idea del pellegrinaggio a quella della sacra rappresentazione.

In questa occasione, le confraternite sono le protagoniste della vita dei villaggi mediante il suggestivo rito della visita agli altari della deposizione, comunemente detti subbùrcri (sepolcri). Non si tratta solo di un momento di alta religiosità popolare, ma anche di un'occasione di incontro con le comunità dei paesi limitrofi.

I canti, che accompagnano il cerimoniale fuori e dentro la chiesa, sono certamente l'elemento più caratteristico. Sono stati tramandati per generazioni ed hanno conservato in gran parte i ritmi e le cadenze antiche. In ogni confraternita presentano però delle sfumature, che è bello cogliere e gustare.

Essi seguono lo schema tipico del canto alla cilentana e ne rappresentano l'espressione più autentica. Le strofe, in genere, sono composte da quattro versi di sette / otto sillabe ognuno, ai quali si aggiunge una replica (ripresa) composta da due versi. L'esecuzione è sempre polivocale, con una voce alta e due o più basse, che accordano sull'attacco di quella principale alle prime sillabe o al secondo verso.

La melodia, che appare dotata di maggiore distesa nei paesi del versante sud-est del territorio, è in genere più contratta in quelli dell'interno; cade sempre sulla sopratonica nella nota finale del verso, per acquistare maggiore distensione nell'ultima dell'ultimo verso, sempre concluso con melismi fissi e lunghi per quanto reggono le voci. Il canto di ogni verso è retto da un solo fiato, l'emissione è di testa e a voce lacerata.

Reminiscenza degli antichi pellegrinaggi penitenziali, è rimasto il canto del Miserère (salmo 51), eseguito in latino da due confratelli, il priore e un altro, e in un tono gregoriano. Subito dopo l’esecuzione del Miserere si è conservato, inoltre, il bàttito o disciplìna, cioè con lamelle di metallo legate a cordicelle, i confratelli si percuotono tre volte la schiena. Verosimilmente è una reminiscenza dei battenti di altre aree culturali o addirittura dei flagellanti del XIII secolo.

Eseguito un ultimo canto ed un ultimo giro (se ne fanno di solito 3, 5 o 7 a seconda del tempo disponibile, intervallati da canti), la confraternita esce dalla chiesa e percorre le vie del paese accettando l'ospitalità, un tempo boccali di vino, oggi dolciumi e bibite. Se nel tragitto incontra un'altra confraternita, un rigido cerimoniale impone il saluto dei due gonfaloni con inchini a destra, a sinistra e al centro, e l'apertura delle file per quella che entra in chiesa o è più vicina al paese ospitante.

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